Dal 01 Luglio non si può più pagare lo stipendio in contanti

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Dal 01 Luglio non si può più pagare lo stipendio in contanti

Con la Circolare n. 2/2018 del 25/01/2018 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro riporta alcune disposizioni di interesse per l’attività di
vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale.

In particolare riprende, tra gli altri, i commi da 910 a 914 della legge di Bilancio 2018:

Tracciabilità dei pagamenti (commi 910-914)

A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione,nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
b) strumenti di pagamento elettronico;
c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato.
L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

La circolare chiarisce che suddetto obbligo non si applica ai lavoratori domestici o rientranti in forme contrattuali regolate da CCNL per addetti a servizi familiari e domestici ed alle pubbliche amministrazioni.

L’obbligo vige quindi su ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 c.c., indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della L. n. 142/2001

Viene inoltre specificato che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Per ogni violazione da parte del datore di lavoro degli obblighi si applicherà una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.